Perché alcuni soffrono il “mal di mare”

Per determinare l’esatta posizione dello “stare in piedi”, il cervello riceve informazioni dai vari sensi, calcola l’orientamento e comunica ai muscoli come reagire per stare sulle gambe. Il sistema nervoso trae la maggior parte delle informazioni dall’orecchio, ma usa anche i dati trasmetti dagli occhi. Sulla terraferma va tutto bene perché le informazioni ricevute sono in accordo fra loro, ma in mare, con il movimento dell’imbarcazione ci sono dei conflitti tra i vari segnali che la mente riceve. Il cervello riceve informazioni contraddittorie da ciò che vede a bordo (vari elementi fermi) e ciò che sente (il movimento della barca); se questa confusione di informazioni continua a regnare, la tensione nervosa aumenta e il risultato sarà il “mal di mare”. Entro poche ore, se il cervello non sarà abituato alla situazione, sopraggiungerà il vomito, che consentirà di liberare la tensione nervosa, con il conseguente “sollievo temporaneo” che si avverte. Quando si esce in coperta, all’aperto, il movimento dell’imbarcazione segnalato dai muscoli e dall’orecchio viene confermato da ciò che si vede; se ci si trova sottocoperta, gli occhi non saranno capaci di valutare il movimento dell’imbarcazione in base a quello che vedono (tutto fermo), mentre l’orecchio e il corpo continuano a percepire il movimento dell’imbarcazione tra le onde. Questo tipo di conflitto può facilmente condurre al mal di mare.

Osservando il video sopra, magari seduti sul divano di casa,  si può avvertire il conflitto al cervello tra gli occhi, che seguono il movimento della nave nel videoclip, e il corpo che si trova fermo, seduto sul divano. Non c’è bisogno di essere imbarcati per percepire tale disturbo, ma anche in macchina, se si legge un libro mentre l’auto si muove, si accuserebbe la stessa sensazione.

Il corpo e la mente umana sono una “macchina perfetta”, capace di abituarsi a qualsiasi circostanza!

E’ consigliabile pertanto non pensare al movimento dell’imbarcazione, evitare di assumere liquidi (anche se dopo il rigurgito si entra in uno stato di disidratazione), non assumere medicine specifiche (sarebbe solo una cura palleativa), andare fuori in coperta, stare in giro (nei limiti della sicurezza), non chiudersi in cabina stando coricati nella cuccetta e cercare di affrontare il malessere, che può sentire colui che non è “ancora abituato” al movimento sul mare.

 

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