Patente Nautica: i sinistri marittimi

In caso di gravi avarie, incidenti o situazioni comunque pericolose, compito principale del comando di bordo è quello di limitare i danni alle persone, alla nave e all’ambiente.

Incendio a bordoincendio.jpg

E’ da considerarsi uno dei più gravi sinistri che possano accadere in mare, da una piccola scintilla si può verificare un incendio, a volte indomabile; di fondamentale importanza è da considerare la prevenzione all’incendio e l’eventuale tempestivo intervento nella lotta. Le principali cause di incendio a bordo sono dovute a cortocircuiti, impiego di fiamme libere, sentina sporca, eventuali perdite di carburante e, da aggiungere anche alle principali cause, l’incauto utilizzo del fumo di sigaretta. Tenere in mente che, per una buona prevenzione occorre:

  1. evitare di fumare durante i rifornimenti di carburante e sulla cuccetta, soprattutto quando si è particolarmente stanchi;
  2. controllare l’esistenza di eventuali perdite di carburante;
  3. controllare periodicamente le tubature del gas e aver cura di sistemare le bombole di gas all’esterno, in gavoni ben aerati;
  4. controllare periodicamente l’impianto elettrico;
  5. tenere la sentina pulita, ventilata, asciutta e inodore;
  6. assicurarsi che le batterie vengano SEMPRE staccate quando non si è a bordo.

L’estinzione degli incendi può essere fatta per raffreddamento, per soffocamento, per azione chimica e per rimozione del combustibile; in caso di incendio alcune linee guida da tenere in considerazione:

  1. disporre subito la parte dell’imbarcazione colpita dall’incendio sottovento e avvertire tutte le persone a bordo di mantenersi sopravvento all’incendio;
  2. chiudere l’alimentazione del combustibile;
  3. impiegare il tipo di estinzione più adatta a seconda del tipo di incendio;
  4. se l’incendio si sviluppa in locali piccoli, chiudere tutte le aperture;
  5. gli estintori vanno adoperati stando bassi e dirigendo il getto alla base delle fiamme;
  6. se si è all’ormeggio, allontanarsi subito dalle altre imbarcazioni;
  7. non impiegare assolutamente acqua per estinguere liquidi infiammabili o apparecchiature elettriche.

Uomo in mareuomo in mare.jpg

Non appena le condizioni del mare si faranno serie (e qui occorre valutare attentamente la situazione del mare con la preparazione dell’equipaggio), per operare in sicurezza, occorre indossare il giubbotto di salvataggio, specialmente se si è costretti a stare in coperta per aiutare nelle manovre; disporre quindi di indossare la cintura di sicurezza e assicurarla ad una robusta struttura oppure alla life-line (una cinghia che passa su entrambi i lati della coperta, permettendo di spostarsi in sicurezza a bordo rimanendo “legati alla barca”). Tenere sempre pronto al lancio il salvagente con la cima “bene in chiaro” (sistemata in modo da non aggrovigliarsi nel lancio) e la boetta luminosa collegata; avere l’abitudine di istruire il più esperto dell’equipaggio sulla manovra da compiere nella malaugurata ipotesi che l’uomo a mare sia il Capitano.

L’uomo che cade in mare deve fare di tutto per allontanarsi dalle eliche dell’imbarcazione, cercare di stare calmo, mantenersi quanto più visibile, emettere ad intervalli regolari dei fischi con il fischietto in dotazione al salvagente, cercare di raggiungere il salvagente con la torcia lanciato, non agitarsi e mantenere la calma, per quanto possibile sia. Dal bordo si dovrà aver cura di mettere in “folle” ed accostare immediatamente dalla parte in cui è caduto l’uomo, lanciare in mare il salvagente con cima e boetta ed allertare tutto l’equipaggio, non perdere di vista l’uomo a mare, incaricare di prendere il punto nave, leggere la bussola ed il solcometro. La manovra da fare per tornare sull’uomo dipende dal tipo di imbarcazione che si possiede e, se si naviga a vela, dal tipo di andatura e dal tipo di vele che si portano al momento del sinistro. Le regole generali sono comunque quelle di effettuare una manovra di avvicinamento compiendo un giro volto ad invertire la rotta e ritornare nel punto in cui l’uomo è caduto. Giunti in prossimità dell’uomo, manovrare in modo da presentarsi con niente o pochissimo abbrivo, disponendosi in modo da tenere l’uomo sottovento (in quanto la barca ha uno scarroccio più veloce).

L’incaglioincaglio.jpg

Per incaglio si intende la condizione in cui la nave esercita una pressione sul fondale marino; è un sinistro meno frequente e normalmente è causato da un’avaria ai mezzi di governo o di propulsione, oppure ad un errore alla conduzione della navigazione. Generalmente la parte interessata dall’incaglio è l’estremità prodiera della nave ma può interessare più punti del fondo dello scafo. La gravità di una tale emergenza a bordo è in funzione delle caratteristiche del fondale, delle condizioni e del tipo di carico trasportato, degli elementi meteomarini, delle condizioni di marea ecc. Il primo elemento di cui accertarsi dopo l’avvenuto incaglio, riguarda la tipologia di fondale su cui si è capitati: se fondale “mollo” sarà meno probabile che si aprano delle falle in carena, se fondale “duro” bisogna tenere conto della possibilità di avere creato una “via d’acqua”. In caso di incaglio è indispensabile essere in condizioni di capire in breve tempo la gravità del’emergenza ed inoltre risalire alle condizioni di assetto e di stabilità nell’istante precedente all’incaglio; i fondamentali controlli da effettuare riguardano la verifica dell’integrità dello scafo, sondaggio della natura del fondale nonché della profondità, determinazione dei pescaggi prima dell’incaglio e della nave incagliata, determinazione il punto di incaglio e valutare lo stato della marea. Non appena considerati i controlli fondamentale occorre effettuare le basilari azioni di disincaglio:

  • Macchine indietro con timone alternativamente a dritta e sinistra;
  • Spostamento o sbarco di pesi sfruttando i punti di indifferenza;
  • considerare l’ipotesi di essere “rimorchiati”

Da non sottovalutare il pericolo dell’incaglio con mare formato e frangenti di onde; prevedere l’eventuale aumento di una mareggiata, e se necessario, mettere in mare il tender e lasciare l’imbarcazione.

La fallafalla

Viene intesa come una qualsiasi via d’acqua che mette in comunicazione il mare con l’interno dello scafo. Deve sempre essere presa in considerazione la possibilità del verificarsi di una falla. La “via d’acqua” può verificarsi per diversi motivi, tra i quali: collisione contro ostacoli (quali imbarcazioni, frangiflutti, corpi semisommersi), cedimento strutturale dell’imbarcazione, esplosione, incaglio, ed anche (purtroppo è capitato) la dimenticanza di un oblò aperto (vecchie costruzioni) o una valvola non chiusa bene (caso assai frequente la valvola del w.c. dimenticata aperta). La portata dell’acqua imbarcata aumenta con l’aumentare della distanza del suo centro rispetto alla linea di galleggiamento; è necessario sbandare quindi l’imbarcazione per portare la falla quanto più vicino possibile alla linea di galleggiamento o fuori dalla superficie del mare, se possibile; azionate tutti i mezzi di esaurimento a disposizione e cercare di tamponare con qualsiasi sistema la falla. A tale scopo sono utili tela, cerate, stracci imbevuti di grasso, cunei di legno, cemento a presa rapida o dei “paglietti” turafalle. In casi estremi valutate la possibilità di andare ad arenarsi su di un basso fondale. Esistono in commercio speciali dispositivi, costituiti da “palloni”, che consentono, una volta azionato il sistema automatico di gonfiaggio, di mantenere l’imbarcazione a galla.

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